organizzata da
anim@, forum per l’animazione socioculturale nella svizzera Italiana
OSC Organizzazione sociopsichiatrica Cantonale, Mendrisio
in collaborazione con
Fondazione Diamante
SUPSI Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana
martedì 24 aprile 2012 dalle ore 8.30 alle 17.30
La Valletta – Casvegno
Mendrisio OSC
iscrizione gratuita!
Ospiti:
Luca Morici
docente SUPSI Dipartimento ambiente costruzioni e design, Responsabile
Servizi Laboratorio cultura visiva, docente e ricercatore
Fabrice Doyen
educatore équipe “Loisir et rencontre” del Centro La Pommeraie di
Ellignies-Sainte-Anne (Belgio) che organizza annualmente il Festival
Internazionale Pom’s d’Or per istituzioni sociali
Mattino
8.30 – 8.40
Accoglienza
8.40 – 9.00
Presentazione laboratorio video con visione filmati della
Fondazione Diamante
9.00 – 9.20
Presentazione laboratorio video con visione filmati della
Socioterapia OSC
9.20 – 9.40
Presentazione laboratorio video con visione filmati del Centro
Abitativo Ricreativo e di Lavoro (CARL), OSC
9.40 – 10.00
Pausa Caffé
10.00 – 12.00
Riflessioni e role playing con Luca Morici
Pomeriggio
13.00 – 15.00
Laboratorio video
15.00 – 16.00
Il Festival des Pom’s d’Or e le attività d’animazione
con Fabrice Doyen, Centre de la Pommeraie (Belgio)
16.00 – 17.30
Visione dei lavori del laboratorio video e conclusioni
Per altre informazioni e conferma della partipazione scrivere entro il 18 aprile 2012:
giovanna.ciano@ti.ch
Partecipanti: minimo 10 (operatori sociali, animatori, educatori, docenti e professionisti che lavorano in ambito socio-sanitario e culturale)
Forum video e animazione sociale

Il Forum per l’animazione socioculturale nella Svizzera italiana organizza un pomeriggio di incontro e discussione con la visione di alcuni cortometraggi video realizzati dai laboratori di istituzioni sociali.
Giovedì 17 novembre 2011
dalle ore 16.00 alle 19.00
presso il Palazzo A, SUPSI DSAS, a Manno
Ospiti: Danilo Catti, regista e Luca Morici, ricercatore e responsabile del Laboratorio di Cultura Visiva della SUPSI DACD
Programma
16.00 Presentazione della rivista anim@
16.20 Introduzione di Claudio Mustacchi, DSAS
16.45 Proiezione cortometraggi
17.45 Dibattito con Danilo Catti e Luca Morici
19.00 Aperitivo
Corso-laboratorio di FILM e VIDEO

Arcolaio – Piazza Aperta – tiKINO’
da venerdì 22 (dalle 19’00) a domenica 24 luglio 2011
nella piazza principale di Giubiasco per una sessione di 48 ore di ideazione, riprese e montaggio di cortometraggi, documentari e videoclip.
Potrai provare ad usare una telecamera, a realizzare un montaggio, potrai improvvisarti attore e regista oppure comporre le basi musicali per le colonne sonore. Non è necessario avere conoscenze specifiche, sono sufficienti entusiasmo e buone idee!
Informazioni pratiche:
Saranno organizzati i pasti, i partecipanti che si iscriveranno tramite Piazza Aperta sarà richiesta solo una piccola partecipazione per i pasti consumati in gruppo. I minorenni iscritti tramite Piazza Aperta dovranno consegnare un’autorizzazione firmata dai genitori per poter pernottare presso il laboratorio.
Domenica: proiezione!
La domenica sera alle 21’30 in piazza poi, tutti i lavori realizzati verranno proiettati su grande schermo. Invita amici e parenti, la proiezione è naturalmente gratuita.
Iscriviti!
Se vuoi partecipare ti consigliamo di iscriverti chiedendo informazioni agli operatori di Piazza Aperta, o se vuoi soltanto curiosare… passa in Piazza, è aperta!
Presentato dalla Commissione di etica deontologica il nuovo Codice deontologico del lavoro sociale in Svizzera. Un argomentario per la pratica dei professionisti e delle professioniste del lavoro sociale.
Il documento presentato è il risultato di un lavoro durato circa tre anni. È stato condotto da un gruppo di esperti, membri della Commissione di etica deontologica di AvenirSocial integrando le critiche costruttive rivolte al precedente codice deontologico. La traduzione in lingua italiana è stata realizzata da Mauro Martinelli e Fiorenzo Gianini.
Gli scopi del Codice
- Il codice deontologico di AvenirSocial definisce le linee di condotta che si applicano all’esercizio del lavoro sociale in una prospettiva etica.
- Il codice deontologico è uno strumento che fornisce un fondamento etico al lavoro con gli utenti e le utenti (per facilitare la lettura, utilizzeremo la forma maschile di «professionista»), che possono essere particolarmente vulnerabili o sfavoriti/e. Il termine utente comprende sia le persone singole, sia le famiglie, i gruppi e le comunità.
- Il codice deontologico serve a orientare lo sviluppo di un comportamento professionale fondato su principi etici e costituisce uno strumento di aiuto e un punto di riferimento.
- Il codice deontologico favorisce il dibattito su questioni di etica e di deontologia tra i professionisti e le professioniste del lavoro sociale, da una parte, e le organizzazioni sociali, gli istituti di formazione di base e di formazione continua, le altre discipline, professioni e organizzazioni professionali, dall’altra.
- Il codice deontologico rafforza l’identità professionale e la comprensione di sé dei professionisti del lavoro sociale. Ciò vale anche per le strutture e i servizi al cui interno si esercita il lavoro sociale.
- Dopo l’introduzione (parte I), il codice deontologico presenta i principi generali del lavoro sociale (parte II), i valori fondamentali del lavoro sociale (parte III) e i principi d’azione che ne conseguono (parte IV). Il documento si conclude con le osservazioni finali (parte V).
I destinatari del Codice
Il codice deontologico si rivolge alle persone e ai gruppi seguenti:
- i professionisti del lavoro sociale e le loro organizzazioni professionali
- le strutture e i servizi al cui interno operano i professionisti del lavoro sociale
- gli istituti di formazione del settore sociale
- gli specialisti di altre professioni e discipline con i quali cooperano i professionisti del lavoro sociale
- alla comunità, al cui interno i professionisti del lavoro sociale svolgono i loro compiti
Cosa accomuna una rigida docente, una giovane ragazza ribelle e una signora delle pulizie di una certa età? Dietro apparenti atteggiamenti diversi e unici si smascherano sogni, progetti e desideri simili che assemblati in un unico quadro inventano un mosaico di colori e di sfumature nuove che danno vita ad un linguaggio comune. In questo insieme ancora da definire, lo spettacolo si sofferma sulle emozioni nascoste e le molteplici difficoltà a cui porre rimedio con proposte di domande e denunce reciproche.
“…c’è il bianco, il nero e mille sfumature di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi coi nostri mondi in testa…” (99 POSSE)
CENTRO BREGA Via Polar Breganzona
venerdì 17 giugno · 17.00 - 18.00
Nuovo spettacolo del Teatro MO.LO
Contatti:
info@teatromolo.ch
076/303 03 50
Invecchiando continuo a imparare
Invecchiando continuo a imparare. Solone ripeteva spesso questo verso nella sua vecchiaia.
Rousseau trae spunto da questo verso per meditare sul senso della vecchiaia e ne “Le fantasticherie del passeggiatore solitario” “Terza passeggiata” scrive: “…La giovinezza è il tempo per studiare la saggezza; la vecchiaia è il tempo di metterla in pratica. L’esperienza insegna sempre, lo confesso; ma dà profitto soltanto nello spazio di tempo che ci rimane davanti. Vale la pena imparare a vivere nel momento in cui si deve morire?”…
La lettura di questo testo mi ha convinto di proporre un progetto di counseling filosofico nei gruppi di animazione con persone residenti in casa anziani. Prima di descrivere lo svolgimento di questi incontri, credo sia importante definire il counseling filosofico.
L’ idea che la Filosofia possa essere d’ aiuto nei problemi dell’esistenza non è certo nuova. La Filosofia nasce dall’esigenza dell’uomo di rispondere alle domande fondamentali della vita, riconoscendosi, come dice Aristotele, attività teoretica “nata dal dolore e dalla meraviglia”. Presupposto fondamentale è quindi che la Filosofia, come strumento, metodo o conoscenza, possa avere una funzione di sostegno ed appoggio nei problemi che l’esistenza pone. La Filosofia, in questo contesto, non è quindi scienza esegetica bensì un modo di porsi di fronte all’uomo e, nello stesso tempo, un modo di porsi dell’uomo di fronte alle questioni del mondo. La Filosofia che qui interessa è soprattutto pratica, è esercizio di pensiero, è dedicarsi in prima persona alla ricerca filosofica; atteggiamento, non erudizione o elenco di citazioni. Nello stesso tempo non è (solo) attività teorica ed astratta, lontana dalla realtà, ma ricerca che nasce e vive nel mondo, nelle vicende reali ed attuali dell’individuo.
Filosofare è porsi nello spazio della domanda, esplorare, ascoltare e ascoltarsi. Fare Filosofia significa interrogarsi, rimettere in questione le risposte troppo note, provare a guardare da una diversa prospettiva a ciò che si fa, a ciò che si è e a ciò che si dice. Le domande filosofiche consentono di esplorare gli assunti taciti che orientano le nostre azioni, aprendo spazi di riflessione.
Il counseling filosofico rappresenta un particolare tipo di counseling che utilizza le conoscenze ed i metodi della Filosofia.
Il counseling filosofico è una relazione d’aiuto in cui vengono facilitati, attraverso strumenti filosofici, processi decisionali e chiarificatori in grado di risolvere e rispondere a domande e problemi dell’esistenza. Il counselor agisce utilizzando le personali risorse del consultante che vengono stimolate e condotte attraverso una metodologia di lavoro di tipo filosofico e relazionale. Grande importanza viene data al rapporto interpersonale, momento fondamentale, nella relazione d’aiuto come occasione di fare filosofia. È nel e dal rapporto che si sviluppa il discorso filosofico, che risulta perciò ben finalizzato e concreto. È nel e dal problema reale che nasce la riflessione filosofica. Non quindi una filosofia fine a se stessa, che si risolve nella pratica astratta e lontana dalla realtà, bensì un modo di porsi, un atteggiamento filosofico che consente di agire e di intervenire sulle questioni della vita.
La prima esperienza di counseling filosofico con gruppi di persone residenti in casa anziani è iniziata e continua, da circa due anni, al Centro La Piazzetta, Lugano, grazie alla sensibilità della Signora Giovanna Balmelli, animatrice, che ha colto il senso del progetto. Oggi anche altre realtà come la Residenza al Castagneto e La Meridiana hanno voluto inserire nel loro programma di animazione il counseling filosofico.
Gli incontri si svolgono una o due volte al mese, in orari pomeridiani. L’animatrice della residenza è sempre presente. Il locale dell’animazione solitamente è il luogo di questi incontri. Il numero dei partecipanti varia da dieci a venticinque persone. Ogni incontro dura mediamente un’ora e mezza.
L’obiettivo è di far dialogare le persone, che partecipano, su argomenti da loro proposti e quindi di loro interesse. Il contributo filosofico rappresenta lo stimolo affinché ogni partecipante possa utilizzarlo come riferimento alla sua esperienza di vita vissuta e quindi a sua volta confrontarsi con quando detto dagli altri.
Far emergere, in senso socratico, il pensiero di ogni partecipante contribuisce alla narrazione della propria esperienza e quindi la possibilità di condividere con glia altri non solo il proprio pensiero ma anche le emozioni ad esso legate.
Quanto accade nel gruppo sicuramente sarà utile per continuare, in altri momenti, la discussione con l’animatrice o con gli altri residenti e magari anche con i curanti.
Forse troppe volte si pensa che gli anziani, nel loro silenzio, hanno poca voglia di scoprirsi, di meravigliarsi e di essere ancora curiosi.
Gli argomenti proposti dal gruppo sono diversi, per fare alcuni esempi abbiamo discusso del senso della vita, del significato del matrimonio, del significato della sofferenza, della felicità, del sesso, della morte, dell’abbandono, della ricchezza, del senso e significato del viaggio o del viaggiare, del concetto di mondo, del concetto di dono, del tempo, della bellezza, ecc…
In ogni incontro scopro che Solone aveva ragione perché l’amore per il sapere è sempre presente e sicuramente non condizionato dall’età.
di Marco Galli
Ufficio delle famiglie e dei giovani
“Il loro cuore è altrove: ma non ricordano dove”
Paul Goodman, La gioventù assurda
Il tema della definizione di politiche giovanili al passo coi tempi passa anche da una ridefinizione dell’animazione socioculturale, quale elemento portante di attivazione e coinvolgimento delle risorse giovanili nella progettazione e organizzazione di attività. Oltre alle politiche di protezione dei minorenni (nel rispetto dei fondamenti costituzionali) e di partecipazione dei giovani alla vita collettiva (p.es. attraverso la promozione di consigli e forum giovanili), va sottolineata, da circa un ventennio, la politica a favore dei giovani che è stata riconosciuta in particolare attraverso la legge giovani e che viene svolta a livello locale da numerose realtà comunali, associazionistiche e gruppali. Una politica che in 12 anni d’esistenza della legge ha permesso di promuovere la nascita e il consolidamento di 15 centri d’attività giovanili e il sostegno informativo e economico di numerose iniziative autoprodotte dai giovani stessi.
Di fatto, possiamo parlare di una politica di vera e propria promozione della gioventù così come indicato nella “Strategia per una politica svizzera dell’infanzia e della gioventù” presentata alla stampa il recente 2 settembre 2008. Protezione, partecipazione e promozione della gioventù vanno considerati allora i tre fondamenti interconnessi delle attuali politiche giovanili
Quale significato può rivestire l’animazione in una società individualizzata e prettamente auto-referenziale come quella attuale, così come ci viene presentata nelle opere – imprescindibili – di Z.Bauman o U.Beck? Deve l’animazione adattarsi alle nuove forme di non-socializzazione o piuttosto promuovere un modello di socializzazione che può non trovare più pieno riscontro negli odierni stili di vita? Forse allora il senso dell’animazione può essere proprio quello di antidoto e di enzima culturale, volto a scommettere nuovamente sulle risorse positive, sociali e affettive che contraddistinguono l’individuo non come una semplice somma di competenze, ma piuttosto come una persona a parte intiera, inserita in un contesto sociale a misura d’uomo tutto da reinventare.
A livello concettuale si tratta di elaborare e affermare politicamente la definizione di un modello di animazione socioculturale attuale, pluralista, orientato sulla condivisione di quelle che vengono definite le “buone pratiche” e volto a cogliere e soddisfare i bisogni emergenti dei giovani, ciò che probabilmente potrà significare una maggiore acutezza di pratiche, ma anche maggiori apertura e trasversalità delle politiche giovanili in senso lato. Mentre a livello operativo, si tratta di individuare nuove forme di animazione, che lavorino sulla costruzione e il rafforzamento di un senso di comunità, in primis generazionale, ma anche di connessione con le altre generazioni e gli altri ambiti sociali, aprendosi ad un vero discorso di condivisione di ipotesi di cittadinanza da sperimentare assieme. Pensiamo ad esempio ad animazioni itineranti che possano andare direttamente nei contesti giovanili, ad attività che sostengano e accompagnino la traduzione di esperienze creative in vero e proprio volontariato socioculturale o ad iniziative che, in un mercato del lavoro “imbottigliato” e spersonalizzante, possano rivestire un significato di formazione e inclusione sociale. L’utilizzo delle nuove tecnologie e aree di comunicazione è senz’altro necessario, ma deve essere indirizzato verso la creazione di reali occasioni di socializzazione e crescita inter-personale, prevenendo gli effetti perversi di una spettacolarizzazione non mediata di comportamenti prevaricanti.
Di fondamentale importanza è allora il ruolo degli animatori, che devono prendere piena coscienza della missione epocale a cui sono chiamati, attraverso il superamento dei vincoli di un’animazione episodica e frammentata, e verso il raggiungimento di un’animazione pienamente condivisa, orientata alla narrazione, alla progettazione, alla riappropriazione degli spazi (urbani e non), alla commistione con il territorio e alla sperimentazione di sentimenti di realizzazione individuale e collettiva.
È un percorso di cui le due Carte delle politiche giovanili, quella più strategica e programmatica del 2005 e quella più strumentale di recente pubblicazione (www.ti.ch/infogiovani), costituiscono fondamentali punti di riferimento, a cui l’ente pubblico può garantire il necessario supporto, ma i cui principali protagonisti sono chiamati ad essere, con le loro professionalità e implicazione umana, gli stessi animatori, facendo dell’attività socio-culturale una vera e propria molla di cambiamento e di costruzione di quel tempo in cui la gioventù potrà nuovamente essere considerata una tappa necessaria e naturale della vita e non un parte separata della società.
